Intervento nella seduta del Consiglio Regionale dell’11/07/2017 inerente il PEARM (Piano Energetico Ambientale Regionale della Regione Molise)

 

Egregi Presidenti, assessori e colleghi,

a conclusione di un iter di approfondimento che ci ha visti impegnati – come Terza commissione competente per argomento – nello studio e nell’analisi attraverso anche una ampia fase di audizioni, oggi portiamo all’attenzione del Consiglio regionale il Piano Energetico Ambientale Regionale che assume una rilevanza indiscutibile relativamente alle prospettive future della nostra regione.

Senza un perimetro normativo, senza le regole,  senza le successive linee guida si aprirà davvero alla possibilità di aggredire il nostro territorio. Questo è il punto dal quale partire, sia nell’analisi del Piano stesso che nelle argomentazioni che è il caso di porre all’attenzione dei cittadini e della Rete dei comitati che, da qualche settimana e soprattutto in questi ultimi giorni, chiede di fermare l’iter del Piano energetico ambientale regionale.

Mi permetto di sottolineare alcuni argomenti che rivestono una importanza dirimente, in un settore da sempre oggetto di forti polemiche.

Intanto, le tematiche legate alla produzione e all’utilizzo di energia ai fini della transizione verso una economia a basso tenore di carbonio, tesa alla protezione del clima e dell’ambiente, costituiscono aspetti sempre più determinanti all’interno delle politiche pubbliche, nazionali e comunitarie, per il progresso tecnologico, la competitività e la crescita economica e sociale.

Tematiche che, come è evidente, si incrociano che le politiche di tutela ambientale.

La Regione – con questo obiettivo – ha ritenuto necessario che venisse preliminarmente effettuato uno “Studio delle Esigenze di Efficienza energetica e della capacità produttiva regionale” la cui esecuzione e redazione è stata affidata all’ingegnere  Livio De Santoli, professore ordinario di Fisica tecnica presso l’Università di Roma, La Sapienza, Energy manager e delegato per l’Edilizia e le Politiche energetiche. Tale studio è stato redatto con il contributo dei Servizi regionali competenti coordinati dal Servizio Programmazione delle Politiche Energetiche.

Attesa la sua completezza ed esaustività, lo studio del professor De Santoli si è sostanziato nella proposta di Piano Energetico Ambientale Regionale  che, con l’obiettivo di indirizzare la politica energetica regionale al raggiungimento degli obiettivi prefissati, ha preso in considerazione diverse possibilità di intervento volte alla riduzione dei consumi energetici e alla produzione di energia da fonte rinnovabile. Un Piano che risulta ben integrato nelle politiche di tutela ambientale e che, come ho già spiegato, risulta fondamentale al fine di evitare azioni di aggressione del territorio che, senza una norma completa ed esaustiva e senza le successive linee guida, sarebbero davvero possibili.

E’ necessario però tenere presente che la programmazione energetica dell’Italia e del Molise è in continua evoluzione e che numerose attività già sono in essere o lo saranno in un quadro non sempre certo: per questo la programmazione stessa si inserisce in questo contesto, cercando di essere, al contempo, di sintesi di quanto già pianificato e di proposta per ulteriori azioni.

Per opportuna conoscenza dei colleghi consiglieri,  nel corso delle sedute di Terza Commissione consiliare, abbiamo dapprima audito lo stesso professor De Santoli, il direttore del Servizio Politiche Energetiche della Regione Molise, la dottoressa Sandra Scarlatelli, il dirigente del Servizio Valutazioni Ambientali, il dottor Saverio Menanno, i referenti dell’Arpa Molise e dell’Enea Molise. Successivamente hanno partecipato ad una nuova seduta l’Assessore Facciolla, la dottoressa Scarlatelli e la responsabile dell’Ufficio Contenzioso Amministrativo, l’avvocato Annamaria Macchiarola. Seduta questa dedicata anche all’analisi di eventuali rischi derivanti dalle richieste di installazioni di impianti eolici e di conseguenti procedimenti giudiziari.

Relativamente alle sollecitazioni giunte in queste settimane da alcuni colleghi consiglieri e da associazioni di tutela ambientale che hanno inteso, legittimamente, osservare alcune presunte criticità al Piano stesso – sebbene le stesse valutazioni, espresse nei tempi di legge, siano già state recepite e inserite nella Valutazione ambientale strategica e nonostante tali argomentazioni siano state confutate nel corso delle audizioni –  mi preme rispondere punto per punto alle domande di chiarimento poste proprio dalle associazioni stesse.

Secondo Italia Nostra e la Rete dei Comitati di tutela ambientale,  nella sua attuale impostazione il Pear sarebbe “finalizzato non alla tutela ambientale e paesaggistica quanto, piuttosto, ad una sovrapproduzione di energia fine a se stessa, eccedente di molto la quota assegnata alla nostra regione e superata con enorme anticipo temporale”.

Provo a chiarire, quindi, le perplessità sottoposte alla nostra attenzione:

  1. Italia Nostra e la Rete dei comitati sostengono che “le regioni non possono arbitrariamente e unilateralmente aumentare le quote che sono state loro assegnate secondo obiettivi prefissati”;  tali obiettivi, come è noto, sono stati ridefiniti e superati. Il ragionamento che sottende la critica mossa da Italia Nostra, quindi, mi pare “miope” poiché il potenziale sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili deve essere previsto in aumento stante la ridefinizione degli obiettivi stessi ma naturalmente questa ridefinizione deve essere perimetrata nelle politiche di tutela ambientale e paesaggistica. Su questo tema nessuno ha intenzione di cedere.
  2. Secondo punto: secondo le tesi sostenute da Italia Nostra e dalla Rete dei Comitati di tutela ambientale, “una sovrapproduzione di energia contravverrebbe alle direttive nazionali e comunitarie anche per ciò che riguarda la spesa (ingiustificata) che le comunità continuerebbero a sostenere (la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili viene sovvenzionata grazie ai contributi pubblici)”. Le soglie si stanno alzando e la tendenza verso l’aumento di quota energia derivante da fonti rinnovabili, determinata a livello europeo, non è più del 34% ma arriva al 50%.  E’ noto a tutti che la Commissione europea propone la ridefinizione di Direttive in ambito energetico, allo scopo di accelerare la transizione verso l’energia pulita, la crescita e la creazione di lavoro.
  3. Terzo punto: Sempre da Italia Nostra si sottolinea che “il programma si preoccupa di prevedere nuovi impianti eolici allo scopo di raddoppiare la produzione da fonti rinnovabili, senza ipotizzare alcun intervento di efficiendamento su quelli attuali e sulle modalità di smaltimento di macchinari obsoleti” e che “l’innalzamento della quota di produttività da fonte eolica porterebbe ad un incremento dall’attuale 35% al 45/50% nel 2020 senza alcun beneficio in termini energetici ed economici per la regione atteso che la produzione energetica in Molise è doppia rispetto al fabbisogno regionale e che il surplus dovrà essere immesso in rete per l’utilizzo a favore di altre Regioni inadempienti nel rispetto delle quote di loro competenza”.

Non è affatto così: il Piano fa riferimento al 2020, come ho già avuto modo di sottolineare, ma guardando al  2030, verso il quale sia la proposta di Strategia Energica Nazionale,  in discussione al MiSE,  che le nuove direttive UE definiscono nuovi, stringenti, obiettivi. Secondo queste proiezioni verosimilmente al 2030 il Molise dovrà raggiungere il 50% di energia rinnovabile. Per tale motivo occorre contestualmente fare riferimento al “potenziale” di ciascuna fonte rinnovabile, potenziale definito a partire da un concetto di salvaguardia del territorio. Per la protezione del territorio nel Piano viene data infatti una indicazione precisa delle aree da rispettare (avendo incluso nel Piano stesso anche le aree indicate nel redigendo  Piano Paesaggistico) e si individuano come compatibili solo i medio-piccoli impianti. Questo rappresenta il vero impegno per uno sviluppo concreto delle diverse aree regionali in termini di occupazione, innovazione tecnologia e valorizzazione territoriale.

Con riferimento alla fonte eolica, occorre precisare – per fugare ogni dubbio al riguardo – quale tipo di sviluppo è previsto nel PEARM che oggi è oggetto della nostra analisi, discussione e votazione. Considerate le caratteristiche anemometriche della Regione Molise e dedotti i siti sconsigliati per l’installazione di impianti eolici, (in particolare si fa riferimento a siti di pregio paesaggistico, di interesse culturale e ambientale, a rischio di dissesti idrogeologici, antropizzati, boschivi, costituenti aree protette, in prossimità di strade e autostrada ecc.) si stima uno sviluppo “potenziale” di 330 MW, aggiuntivi rispetto all’esistente. In questo modo la potenza installata raggiungerebbe il valore massimo di 700 MW. La potenzialità di 330 MW, corrisponde in termini generazione (stimando un funzionamento di circa 1860 ore l’anno) a 613 GWh di energia elettrica aggiuntiva, pari a circa 52,6 ktep. A pagina 127 del PEARM si stima che le potenzialità del Piano, in merito alla produzione da fonte rinnovabile, siano raggiunte con un coefficiente cautelativo del 65%. In altre parole si pensa di puntare a realizzare i due terzi delle potenzialità individuate.   Quindi, l’obiettivo reale del Piano è di  214 MW . Poiché 138 MW sono già stati autorizzati, restano da autorizzare solo 76 MW. Se si considera che ci sono oltre 30 MW installati nel 2001 con gli incentivi scaduti nel 2013 ed altri 70 MW per i quali gli incentivi scadranno entro il 2020, appare chiaro che l’obiettivo del Piano si limita al potenziamento degli impianti obsoleti (quindi nessuna ulteriore occupazione di suolo) ed a pochissimi nuovi impianti minieolici.

  1. Quarto punto: Italia Nostra continua la disamina sostenendo che “un piano concepito secondo quanto evidenziato provocherebbe condizioni di criticità nel funzionamento degli impianti esistenti sia perché obsoleti sia in quanto incapaci di contenere sovrabbondanza di produzione”: si tratta di un problema che accomuna tutte le regioni italiane visto che è una questione di reti elettriche. Un problema che si sta vagliando a livello ministeriale affinché ci sia un ammodernamento delle reti stesse gestite da Terna. La Regione Molise è presente al tavolo ministeriale che si occupa di questa problematica che, ripeto, riguarda tutte le regioni.
  • Italia Nostra sostiene che “in virtù della programmata installazione di altri aerogeneratori, ossia 15’ di grande taglia o 5.500 di minieolico (tale è la risultanza per l’incremento ipotizzato di 330 Mw) il Molise che giù attualmente ospita un aerogeneratore ogni 14 km quadri risultando tra tutte le regioni in percentuale quella con la maggiore densità di pale, verrebbe ad avere sul proprio territorio 1 aerogeneratore ogni km quadro”: spiace confutare anche questo punto delle tesi dell’associazione ambientalista ma il dato non è affatto veritiero. E le previsioni, così come ho già spiegato, sono fondate su un ragionamento che non è esatto. L’obiettivo del Piano si limita al potenziamento degli impianti obsoleti (quindi nessuna ulteriore occupazione di suolo) ed a pochissimi nuovi impianti minieolici.

Secondo Italia Nostra “la mancata previsione di aree non idonee, di appropriate linee guida e di un Piano paesaggistico porterebbe ad un selvaggio affollamento di aerogeneratori in determinate parti del territorio (che nulla hanno da invidiare alle aree vincolate) considerato che esso è per il 70% sottoposto a tutela, e favorirebbe anche il proliferare di vertenze con le ditte dell’eolico”:  anche relativamente a quest’ultima problematica, rimarco che al punto 2.2. del Pearm (che Italia Nostra ha visionato avendo prodotto osservazioni allo stesso nei termini di legge), sono previste le aree non idonee e sono stati anche considerati i parametri dell’adottando Piano Paesaggistico.  Le linee guida, ripeto, sono successive all’approvazione del Pear e, ripeto ancora, ho chiesto che vengano illustrate e condivise dall’intero Consiglio regionale. Ma senza il Piano regionale energetico e ambientale, senza la programmazione che oggi andiamo ad approvare, si rischia di aprire la strada davvero all’eolico selvaggio.  

 

La cornice legislativa principale è rappresentata  dal D.M. del 10 settembre 2010, “ Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”; dalla legge regionale 10 del 2014,  lo Statuto della Regione Molise, che all’articolo 3 garantisce la promozione di un assetto del territorio rispettoso del patrimonio rurale, ambientale, paesaggistico e architettonico curando in particolare i seguenti aspetti:

  1. applicazione di criteri di governo del territorio ispirati prioritariamente alla tutela dal rischio sismico ed idrogeologico e all’utilizzo ecocompatibile delle risorse ambientali e naturali;
  2. la valorizzazione dei propri territori e del patrimonio idrico e forestale nonché la tutela delle specificità delle zone montane, collinari e delle biodiversità.

 

Come è evidente, e come la nostra storia regionale ci insegna, un possibile conflitto può nascere tra l’interesse di tutela paesaggistico ambientale e la necessità di avere energia da fonti rinnovabili se è vero come è vero che la riduzione delle emissioni nocive attraverso l’utilizzazione di fonti energetiche rinnovabili costituisce oggetto di impegni internazionali assunti dallo Stato italiano e che la salvaguardia del paesaggio costituisce oggetto di altrettanti impegni internazionali.

 

 Il conflitto tra la tutela del paesaggio e la tutela dell’ambiente e della salute non può essere risolto aprioristicamente ma deve essere oggetto di una approfondita valutazione comparativa di tutti gli interessi coinvolti includendo anche i costi ambientali, i benefici che si ottengono e il diritto – costituzionalmente garantito – d’impresa economica.

 

La Regione Molise prevede l’attribuzione in modo esclusivo all’amministrazione regionale stessa delle funzioni amministrative per il procedimento autorizzativo  (Dgr 621/2011) e per le procedure di valutazione ambientale degli impianti con fonti di energia rinnovabili; la disciplina per gli insediamenti di impianti di produzione di energia elettrica da FER è individuata nella l.r. 22/2009 e ss.mm.ii. e dalla stessa DGR 521/2011.

Le zone non idonee sono state individuate per tutti i tipi di impianto per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Per gli impianti a biomassa, la disciplina è contenuta nella Dgr 621/2011; per gli impianti eolici gli elementi per il corretto inserimento degli stessi nel paesaggio e nel territorio sono contenuti nella stessa Dgr 621/2011 e nella l.r. 23/ 2014; per gli impianti fotovoltaici la l.r. 22/2009 e ss.mm.ii. individua le zone non idonee all’installazione e la Dgr 621/2014 fornisce criteri per la localizzazione; per gli impianti idroelettrici il riferimento è sempre alla Dgr 621/2011. Occorre mantenersi nel solco delle indicazioni contenute nelle Linee Guida Nazionali, specificatamente alla parte IV, punto 17.1, allegato III.

 

Quali sono le aree e i siti non idonei? Le aree particolarmente vulnerabili e/o sensibili alle trasformazioni territoriali o del paesaggio ricadenti all’interno di quelle formalmente già tutelate dalle norme vigenti e con specifici provvedimenti di tutela la cui individuazione sia accessibile non solo agli Enti pubblici ma anche ad investitori e sviluppatori. Questo per evitare ogni discrezionalità,  interpretazione soggettiva o incoerenza.

 

  • Per inciso, la legge regionale 23/2014 (fortemente voluta dall’allora assessore Petraroia) ha dovuto essere modificata con legge 4/2016 poiché paradossalmente ammetteva all’articolo 1, comma 2 (che è stato abrogato appunto) la possibilità di installazioni in zone tutelate; tale normativa, se mi è concesso, risulta comunque un mero riepilogo di quanto stabilito a livello nazionale circa la delimitazione delle aree e dei siti non idonei. Inoltre, la stessa normativa regionale, all’articolo 2 fissa un limite per l’adozione del Pear (entro sei mesi dal 16 dicembre 2014); fa specie constatare che lo stesso collega Petraroia nel 2014 aveva fretta di dotare la Regione Molise del Pear e oggi, che di anni ne sono passati 3, chiede che tale adozione venga rinviata!

 

 

E’ opportuno sottolineare che, nella tabella comparativa tra le linee guida nazionali e la proposta di linee guida per la Regione Molise, si evidenziano i limiti più restrittivi imposti dalla Regione Molise.  Inoltre,  nel periodo 2014-2016 non è stata rilasciata alcuna nuova autorizzazione unica per l’eolico: la Regione Molise, quindi, ha adottato solo provvedimenti negativi e non ha rilasciato autorizzazioni per parchi eolici stante proprio le valutazioni di impatto ambientale.

Riepilogando quindi: le aree e i siti non idonei sono perimetrali dalla normativa nazionale che impone dei vincoli; tali vincoli sono poi contenuti nel Piano Energetico Ambientale regionale e delle successive e indispensabili linee guida.  

 

Giova specificare che la Rete regionale Natura 2000 comprende 12 Zone di Protezione Speciale (ZPS) e 85 Siti di Importanza Comunitaria (SIC). La superficie di territorio occupata dai Siti Natura 2000 è di circa 159.431 ettari, pari al 35, 92% del territorio regionale. Sono presenti in Molise 9 aree protette distribuite in 3 categorie: 1 parco nazionale, 6 riserve naturali (3 statali e 3 regionali) e 2 oasi. Sono state istituite 22 oasi di protezione faunistica (10 in provincia di Campobasso e 12 in quella di Isernia). In merito agli strumenti di salvaguardia paesaggistica, il territorio molisano è tutelato per la maggior parte da provvedimenti derivanti dal codice dei beni culturali  e dai piani paesaggistici (quello regionale è in fase di adozione e i siti compresi nello stesso sono già stati correttamente inseriti nel Piano energetico ambientale regionale).  Le superfici vincolate rappresentano più del 50% del territorio. Il Molise come è noto è altresì ricco di “beni culturali diffusi” intendendo per essi i centri abitati di origine storica che, entro il tipico impianto urbanistico, comprendono castelli e chiese. Notevole anche il patrimonio archeologico protetto nel quale sono ricompresi anche i percorsi tratturali. Sono certo che nessuno, fra i colleghi presenti in quest’aula, ha intenzione di non considerare questo nostro patrimonio, la sua valenza attuale e per le generazioni future.

 

Il tema dell’inserimento degli impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile è molto sentito e oggetto di dibattito pubblico; la Regione Molise ad oggi ha operato un bilanciamento degli interessi (da un lato la necessità di produrre energia senza depauperare le risorse non rinnovabili, dall’altro quella non danneggiare il paesaggio in particolare sotto il profilo dell’impatto visivo e di non compromettere il patrimonio culturale se gli impianti sono installati in zone limitrofe alle località archeologiche). E nel rispetto di questo obiettivo, deve essere letta anche la recente sentenza del Tar Campania che all’inizio di giugno che ha  accolto il ricorso presentato dal Wwf Sannio Onlus con il conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati; ricorso al quale aveva aderito la Regione Molise che ha sostenuto l’istanza dell’associazione ambientalista –  come ha spiegato il presidente Frattura proprio in quella occasione – perché “nessuno può escluderci da scelte che coinvolgono il nostro Molise”. 

Resta inteso che ogni intervento di riqualificazione energetica, di impianto di generazione, di trasformazione o di trasporto dell’energia messa a dimora di colture energetiche o altro intervento similare è tenuto a rispettare i vincoli posti dalle norme che mirano a salvaguardare la natura e l’ambienteLa politica energetica regionale non può essere disgiunta da un più ampio progetto di sviluppo che comprenda la valorizzazione di tutte le risorse,  a partire proprio da quelle culturali e paesaggistiche.

Per questi motivi risultano indispensabili, al termine dell’approvazione del Pearm, le linee guida di cui si diceva in precedenza.

 

  • Ultima precisazione, riguardo i dati del Bilancio energetico: i più recenti, quelli elaborati dall’Enea, sono appunto quelli del 2013 e sono alla base della redazione del Pear. Ma si tratta di un problema relativo quello dell’aggiornamento dei dati perché nessuna autorizzazione dal 2013 ad oggi è stata rilasciata come ci è stato ulteriormente confermato in sede di audizioni.

 

A livello procedurale, mi preme rimarcare  – così come ho evidenziato in una nota trasmessa ai colleghi della Terza Commissione stessa – che mi sono pervenute via mail il 15 maggio, richieste di audizioni da parte delle associazioni “Osservatorio Molisano della Legalità” e de “Il Bene Comune”; associazioni che ho invitato a fornire contributi scritti mai ricevuti.

Le richieste di fornire un proprio contributo al Pear,  comunque,  risultano già correttamente espletate,  come si evidenzia dalla lettura attenta della DGR 55 del 21 febbraio 2016 dal titolo “Adozione Piano Energetico Ambientale Regionale della Regione Molise a seguito dell’esito positivo della procedura di Vas – Avvio iter di approvazione” e di tutti gli atti ad essa collegati.

In merito alla proposta di Piano, tra le altre, sono state infatti recepite, nel corso dell’iter legislativo,  le osservazioni del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo; della Molise Acque; della Provincia di Campobasso; dell’associazione “Mamme per la Salute e Ambiente Onlus”, dell’associazione Legambiente Molise, dell’associazione Italia Nostra che, in data 30 maggio, quindi successivamente alla conclusione dell’iter di esame del Pearm in Commissione, ha fatto pervenire a tutti una nota con la quale lancia un appello ad assegnare “al risparmio energetico e all’efficiendamento energetico un ruolo preminente, incidendo su vari fattori con interventi volti a favorire la mobilità pubblica e quella elettrica; l’efficiendamento del trasporto pubblico locale mediante sinergie tra trasporti ferroviari e autobus; riutilizzare tratte ferroviarie non più funzionanti; risistemare tratti di strade esistenti; riqualificare il sistema energetico degli edifici; finanziare nuove tecnologie in materia di efficiendamento energetico”.

Azioni queste, come si evince dalla lettura di tutti gli atti e i pareri che costituiscono il Piano energetico ambientale regionale, che sono ampiamente previste e strutturate nello stesso.

Le  osservazioni al Pearm, lo ribadisco affinché rimanga agli atti del Consiglio, comprese quelle di Italia Nostra, sono state puntualmente istruite e valutate dal Servizio Valutazioni Ambientali, in collaborazione con il Servizio Programmazione Politiche Energetiche; che lo stesso Servizio Vas ha espresso parere motivato ambientale disponendo nello specifico che,  all’approvazione del Piano e in considerazione di quanto riportato nel Rapporto Ambientale e nello Studio per la Valutazione di Incidenza Ambientale, potranno essere predisposte – di concerto con i Soggetti preposti alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico,  della biodiversità, dell’ambiente e del suolo, della valorizzazione delle tradizioni agroalimentari – linee guida per la realizzazione di specifiche tipologie di impianti alimentati con fonti rinnovabili

In sede di Commissione, come è facilmente verificabile dagli atti, ho specificato che ritengo auspicabile che tali linee guida debbano essere oggetto della conoscenza e della condivisione dell’intero Consiglio regionale.

Inoltre, per quanto riguarda la localizzazione degli impianti alimentati con fonti rinnovabili, sarà posta ulteriore attenzione nei documenti attuativi alla salvaguardia delle zone agricole di pregio, alla tutela della biodiversità agricola e del patrimonio culturale e del paesaggio, aspetti questi che saranno coordinati nel “Regolamento per il funzionamento della banca della terra del Molise n.06 del 28 novembre 2016” emanato dal Presidente della Giunta.

Ribadisco che i documenti che sono parte integrante del Pearm rilevano, ad ogni modo, la massima attenzione, indicando le azioni concrete da porre in essere relativamente agli aspetti di salvaguardia del paesaggio, del patrimonio storico artistico, della biodiversità, dell’ambiente, del suolo e delle tradizioni agroalimentari.

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Mi preme  rimarcare, affinché resti agli atti, che nel Rapporto Ambientale che costituisce parte integrante della documentazione che ha portato all’elaborazione del Pearm, nella parte in cui si fa riferimento al “radiazioni ionizzanti e non”, viene specificatamente citato il caso degli ex impianti della Montedison in località Capoioaccio di Cercemaggiore di cui, sempre la Terza Commissione, si è occupata fin dal novembre 2013. Un caso che non è sparito dalla mia personale “agenda politica” posto che in questi anni – ho incontrato la segreteria tecnica dell’ex ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ho attivato le verifiche in loco dell’Arpa e sulla scorta di quelle preoccupanti risultanze, ho chiesto al Prefetto di avviare il Tavolo tecnico che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dei Ministeri alla Salute e all’Ambiente. Ricordo che la Terza Commissione consiliare ha convocato per ben 3 volte i vertici della ex Montedison (attualmente Edison SPA) al fine di chiarire le motivazioni della presenza di radioattività; gli stessi non hanno mai inteso partecipare adducendo motivazioni varie tra le quali anche la necessità di non interferire con una inchiesta che la Procura della Repubblica di Campobasso avrebbe avviato, immagino a seguito di un mio circostanziato esposto presentato subito dopo la verifica dell’Arpa Molise.  Ebbene, nel Rapporto Ambientale si segnala testualmente che “non ci sono siti con sostanze radioattive in Molise (escludendo quindi il famoso sito di Castelmauro!); l’unica eccezione è data dai rilievi di valori di radioattività superiore ai valori di fondo a Cercemaggiore, in contrada Capoiaccio”. Tali valori sarebbero attribuibili appunto alla presenza in loco di un’area sulla quale insistevano serbatoi e vasche di decantazione durante la fase produttiva di un pozzo petrolifero. I rischi derivanti, così come certificato dal Rapporto Ambientale collegato alla Vas, sono “possibili esposizioni e contaminazioni” e quindi nello stesso documento si rileva la necessità di un “sistema di controllo e isolamento del problema”.

Una ulteriore conferma, quindi, di quello che avevo suggerito mesi fa:  l’area andrebbe adeguatamente transennata e interdetta al passaggio e per tali operazioni abbiamo il dovere di trovare i fondi necessari con l’obiettivo ultimo di procedere alla bonifica del terreno stesso. Approfitto,  quindi,  della seduta dedicata al Piano Energetico Ambientale della Regione Molise per riproporre le mie considerazioni con la certezza che per tutti i presenti questa situazione rappresenti un problema da risolvere e con urgenza. Fermo restando che su questo tema non ho alcuna intenzione di abbassare la guardia e che a breve pubblicherò un resoconto dettagliato di quanto fatto e quanto scoperto, con allegati tutti i documenti in mio possesso, dagli anni Sessanta ad oggi.

 

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Entrando nel merito, il Piano Energetico Ambientale è lo strumento di programmazione strategica nel quale vengono definite le modalità per rispettare gli impegni comunitari al 2020 in coerenza con gli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili individuati per le regioni e con la nuova Programmazione comunitaria 2014-2020. La pianificazione energetica regionale è costituita dal Piano Energetico Ambientale Regionale approvato alla Giunta che, integrato con la Vas, contiene previsioni per un periodo quinquennale e può essere aggiornato con frequenza annuale.

 

Il Pearm propone un nuovo modello energetico che pone la Regione Molise tra gli attori nazionali più significativi del processo di de – carbonizzazione coerente con i recenti obiettivi della Energy Union e della road map europea al 2050.  Il PEAR della Regione Molise si contraddistingue per sicurezza, fonti energetiche pulite e livelli occupazionali che ne fanno un esempio di come si possa avere un nuovo modello energetico e una economia a basse emissioni di carbonio.

 

La “visione” verso la quale si intende orientare lo sviluppo del sistema energetico è quella di una comunità che si pone il problema di capire quanta e di che tipo di energia ha bisogno e quindi di ottimizzare l’uso delle proprie risorse energetiche salvaguardando e valorizzando nel contempo l’ambiente, il patrimonio culturale e paesaggistico, l’uso del territorio, sia per le produzioni di eccellenza sia per gli altri usi alternativi a quelli energetici.

La strategia adottata è basata sul miglioramento della generazione e della trasformazione dell’energia, nonché sua una più razionale  gestione e su un uso più efficiente della stessa e gli obiettivi che il Piano si propone postulano la condivisione con i cittadini, con i loro diversi raggruppamenti e con i “portatori di interessi” locali.

 

La situazione di partenza del sistema energetico regionale molisano è caratterizzata da alcuni importanti punti di forza:

 

  • una buona quota di consumi finali complessivi è soddisfatta con fonti rinnovabili (il 34,7%);
  • tutti i consumi finali elettrici del Molise sono soddisfatti con fonti rinnovabili (il 100%);
  • il Molise genera il doppio dell’energia elettrica richiesta dalla rete molisana;
  • il Molise esporta energia elettrica (126ktep pari al 102% dei consumi interni);
  • le risorse energetiche primarie interne sono in larga parte rinnovabili (219ktep su un totale di 478ktep pari al 45,8% del totale)
  • le risorse energetiche primarie utilizzate in Molise sono in larga parte interne (478 ktep su 700ktep, pari al 68,3% del totale);
  • tra le risorse primarie rinnovabili, le bioenergie coprono una quota del 54,3%;
  • l’efficienza di trasformazione del Molise è maggiore di quella registrata a livello nazionale (79,4% contro il 78,1%)
  • la ripartizione dei consumi finali ricalca la ripartizione nazionale, con differenze significative solo per l’industria (la quota molisana è maggiore di quella nazionale, 31,7% contro il 23,8% ) e per i trasporti (la quota molisana è minore di quella nazionale, 24,5% contro il 32%).

 

I punti di debolezza del sistema energetico nazionale invece sono riassumibili in cinque punti:

  • forte dipendenza da gas metano;
  • scarsa diffusione delle pratiche di risparmio energetico;
  • scarsa regolamentazione del settore energetico;
  • rete elettrica incapace di gestire al meglio una produzione di energia diffusa;
  • carenza di figure professionali capaci di realizzare e diffondere buone pratiche di efficienza energetica e di promuovere, progettare e realizzare impianti alimentati da fonti rinnovabili di energia.

 

 

Con queste premesse, in Molise è possibile sperimentare un modello energetico di riferimento nazionale che assicuri:

  • obiettivi conformi alle più aggiornate linee di tendenza della politica energetica dell’Ue;
  • sicurezza energetica;
  • accesso all’energia a costi più bassi;
  • livelli occupazionali significativi

 

Per raggiungere tali risultati, il Pearm statuisce di porre in essere azioni significative da realizzarsi con necessarie risorse finanziarie dedicate a:

  • organizzare campagna di formazione e informazione per promuovere e migliorare l’accesso alle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica nel settore civile;
  • organizzare campagne di formazione e informazione per promuovere e migliorare l’accesso ai titoli di efficienza energetica (i cd certificati bianchi)
  • promuovere e favorire la realizzazione dei PAES (Piani di Azione per l’Energia Sostenibile) elaborati dai Comuni che hanno aderito al Patto dei Sindaci (in pratica quasi tutti i 136 comuni molisani);
  • regolamentare e promuovere l’uso delle bioenergie per ottenere una produzione aggiuntiva di circa 10ktep/anno;
  • regolamentare e promuovere l’uso dell’energia idroelettrica per addivenire ad una produzione aggiuntiva di circa 6ktep/anno;
  • regolamentare e promuovere l’uso dell’energia eolica per ottenere una produzione aggiuntiva di circa 53ktep/anno;
  • regolamentare e promuovere l’uso dell’energia fotovoltaica per ottenere una produzione aggiuntiva di circa 3ktep/anno;
  • promuovere, favorire e incentivare l’efficienza energetica nel settore industriale per arrivare a risparmiare circa 9ktep/anno;
  • promuovere, favorire e incentivare l’efficienza energetica nel settore dei trasporti per arrivare a risparmiare circa 16ktep/anno;
  • promuovere, favorire e incentivare la cogenerazione nel settore ospedaliero per arrivare a risparmiare circa 1,2ktep/anno.

 

Pertanto, in accordo con gli obiettivi del Burden Sharing e delle direttive comunitarie a cui si ispira, il Pearm ha il pregio di programmare la riorganizzazione e l’orientamento di una nuova politica industriale regionale in ordine a una realizzazione e definizione degli ambiti energetici che attui un sistema a scala territoriale. Inoltre, nello stesso sono state impostate le linee guida per l’efficientamento e la definizione della scala produttiva della Regione Molise che potranno portare a rimodulare gli obiettivi e che postulano, necessariamente, l’accesso ai fondi strutturali comunitari 2014-2020.

 

Sottolineo alla Vostra attenzione, colleghi, che la Regione Molise, dotandosi di un apposito e aggiornato strumento di pianificazione, in luogo dell’ormai superato Piano energetico ambientale del 2006, ha ritenuto imprescindibile indirizzare gli effetti delle politiche energetiche a traguardi previsionali ottimizzati in termini di costi-benefici, di asset produttivi da fonti rinnovabili e di impatti territoriali e paesaggistici dimostrando una particolare attenzione e sensibilità ai temi della sostenibilità e della competitività, dell’energia e dell’ambiente all’interno degli strumenti di programmazione politica e finanziaria coerenti con le strategie comunitarie e nazionali in materia di ambiente e sviluppo sostenibile.

 

 

In programma ci sono 43 azioni a medio–lungo termine sviluppate intorno a 4 obiettivi strategici che, nel dettaglio, sono:

  • ridurre i consumi energetici;
  • sviluppare le Fonti Energetiche Rinnovabili;
  • aumentare l’efficienza energetica;
  • ridurre le emissioni di CO2.

Questi quattro obiettivi sono racchiusi nei dieci principali settori strategici analizzati nel Piano, che sono:

  • efficienza energetica
  • cogenerazione e rigenerazione
  • teleriscaldamento e teleraffrescamento
  • fotovoltaico
  • eolico
  • idroelettrico
  • biogas
  • biomasse
  • solare termico
  • pompe di calore

 

Individuati i settori strategici sono state definite le linee programmatiche di azioni in funzione delle potenzialità regionali in tema di efficientamento  energetico e sviluppo di energia rinnovabile.

 

Nel Piano Energetico-Ambientale della Regione Molise  sono stati determinati:

  1. i fabbisogni energetici regionali e le linee di azione per l’energia, con riferimento alla riduzione delle emissioni di gas responsabili dei cambiamenti climatici, allo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili, al contenimento dei consumi energetici nei settori produttivo, residenziale e terziario, al miglioramento dell’efficienza energetica;
  2. le modalità per il raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico e di copertura da fonti energetiche rinnovabili sul consumo finale lordo di energia;
  3. l’indicazione delle linee di ricerca applicata nel settore delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.

 

Le caratteristiche fondanti del PEARM, descritte nei capitoli del Piano e in linea con le linee strategiche della Commissione Europea, sono:

  1. il ruolo primario degli interventi di efficienza energetica;
  2. lo sviluppo di impianti utilizzanti fonti di energia rinnovabile secondo i principi della micro-generazione e degli smart energy systems;
  3. la valorizzazione dell’agricoltura secondo le linee individuate nel piano agroenergetico.

 

 

Le caratteristiche innovative del modello energetico proposto sono:

  1. la centralità del cittadino, visto come produttore/consumatore che deve essere informato in modo trasparente delle modalità del nuovo modello energetico, fondato sulla generazione distribuita dell’energia e sulla coerente penetrazione di tutte le fonti di energia rinnovabile;
  2. il ruolo del territorio (tutela del paesaggio e rispetto dei vincoli territoriali, uso compatibile e valorizzazioni delle risorse regionali): il carattere fortemente territoriale della scelta energetica privilegia e valorizza l’identità locale e la sua tutela;
  3. la coerenza con interventi infrastrutturali strategici per lo sviluppo regionale (le reti, i processi di accumulo, la generazione locale dell’energia).

 

 

Con queste premesse e sulla base dello scenario del quadro energetico attuale risulta:

  • la possibilità di proiettarsi verso una quota di consumi finali soddisfatta con fonti rinnovabili in linea con la COP21 di Parigi e il Winter Package della Commissione Europea;
  • la lungimiranza di puntare su una elettrificazione spinta dei consumi;
  • la possibilità di regolamentare l’esportazione di energia elettrica verso le altre Regioni limitrofe;
  • la necessità di una diversificazione delle risorse primarie rinnovabili, le bioenergie, l’idroelettrico, il solare e l’eolico.

 

L’insieme di queste caratteristiche e azioni assicurano alla Regione la leadership nel settore dell’energia, con riferimento alla sicurezza energetica, all’accesso all’energia a costi più bassi e ad un incremento dei livelli occupazionali.

 

In particolare, nel PEARM sono individuate le azioni che confermano la possibilità di raggiungere facilmente una riduzione dei consumi finali lordi (dovuta agli interventi di efficienza energetica) almeno di 19 ktep/anno (molto minore del potenziale della regione pari a 61 ktep/anno).

 

Si conferma la possibilità di raggiungere traguardi anche più ambiziosi (40-45%) di copertura con fonte rinnovabile dei consumi finali lordi di energia a fronte di un incremento della produzione da fonte rinnovabile di 20-50 ktep, nel pieno rispetto della strategia di microgenerazione distribuita (impianti di piccola e media taglia) e applicata ad aree non vincolate del territorio molisano.

 

Il raggiungimento viceversa di parte della potenzialità complessiva mostrata nel piano (anche in presenza di coefficienti di riduzione che tengono in conto un buon margine cautelativo), consentirebbe di arrivare al 50% di copertura con fonte  rinnovabile, in linea con un processo di de-carbonizzazione che in Molise potrebbe arrivare nel periodo 2035-2040, in largo anticipo con le proiezioni effettuate dalla Comunità Europea (2050).

 

Non meno rilevanti sono gli obiettivi sociali del PEARM, fondamentali nel momento in cui viene accettata la centralità degli utenti di energia ed il loro ruolo di autoproduttori. In tal senso sono disposte le linee di ricerca applicata con il potenziamento delle misure anti-povertà previste nel SIE, finanziamenti con almeno il 20% del FSE a programmi di efficienza energetica per l’inclusione sociale e l’inserimento nelle programmazioni regionali di investimenti finalmente a lungo termine (e ad alto ritorno socio-economico).

 

GLI STRUMENTI PER L’ATTUAZIONE DEL PEARM

 

La Regione Molise prevede una serie di strumenti per la realizzazione della propria politica energetica volti all’eliminazione delle barriere esistenti per uno sviluppo coerente dei temi di efficienza energetica e di fonti rinnovabili di energia.

Strumenti che sono parte integrante del Pearm e che sono:

  • finanziamenti della nuova programmazione
  • processi per lo sviluppo e il trasferimento tecnologico
  • regolamenti per la trasparenza e la semplificazione
  • monitoraggio e comunicazione ambientale
  • sviluppo delle infrastrutture energetiche
  • coordinamento con altre pianificazioni territoriali
  • monitoraggio del Pearm

 

I dispositivi di finanziamento sono principalmente:

  • i titoli di efficienza energetica (certificati bianchi)
  • conto termico che finanzia la produzione di energia termica da impianti di fonti rinnovabili
  • incentivi per le rinnovabili elettriche
  • detrazioni fiscali
  • fondo nazionale per l’efficienza energetica
  • fondo per la riqualificazione dell’edilizia scolastica (che ha allocato 350 milioni di euro per interventi di riqualificazione energetica di scuole e università)

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