Fatti, non parole

E’ notizia di oggi (Il Quotidiano del Molise, pagina 2) che, con determinazione del Commissario straordinario del 24 novembre scorso, si procederà al recupero delle somme richieste all’ex direttore generale di Molise Acque a seguito della sentenza della Corte dei Conti con la quale venivano giudicate “illegittime” e “illecite” le condotte assunte circa l’individuazione della commissione che ha poi valutato e aggiudicato l’appalto per la realizzazione dell’acquedotto molisano destro e molisano centrale.

Non è una cifra qualsiasi, ma un milione di euro!!!!

I fatti a me sono tristemente noti: ho iniziato ad occuparmene dieci anni fa e il tempo, si sa, è galantuomo.
Per quella mia azione, tesa al ripristino della legalità in un appalto fondamentale per la nostra regione e dalle cifre importanti, venni poi “cacciato” dal Cda della Molise Acque.
L’intera vicenda l’ho poi ricapitolata nel piccolo (ma pieno di notizie ancora attuali) libro che ho presentato nel 2012 “Un anno sottocasta, il Sistema Molise”.

Ecco quello che scrivevo a proposito degli appalti e delle troppe stranezze che ho denunciato.

(da pagina 23)

“Siamo nel 2007. La vicenda degli acquedotti molisano destro e centrale gestita direttamente dalla Molise Acque fin da subito evidenzia alcune anomalie. Prima fra tutte quella legata all’istituzione di una Commissione interna che valuta i progetti e attribuisce loro un punteggio. La seconda anomalia è rintracciabile nella modifica dei criteri di attribuzione dei punteggi avvenuta a bando di gara già aperto.
L’Azienda Speciale Regionale Molise Acque è un ente pubblico economico istituito con leggi regionali nn. 37/99 e 21/02 e costituita con atto del Presidente della Giunta Regionale del 4/11/2005, subentrato a titolo universale all’Ente Risorse Idriche Molisane
(E.R.I.M.), al fine di gestire tutta la grande adduzione regionale e relative opere di captazione e alimentazione.
Assieme ad un collega, in qualità di componenti del Cda della Molise Acque avanziamo immediatamente il dubbio relativo alle competenze della Commissione giudicatrice, nominata direttamente dal direttore generale della Molise Acque e non in possesso dei titoli professionali congrui per le valutazioni altamente tecniche da esprimere rispetto alle opere da appaltare. Tecnici interni all’azienda regionale Molise scelti
– come già evidenziato – direttamente dal direttore generale della Molise Acque, l’ingegnere Matteo Pasquale, che quindi ha deciso in totale autonomia i nomi delle persone che avrebbero dato il nulla osta ai progetti milionari (oggetto della lunga ed articolata relazione dell’autorità di vigilanza sui lavori pubblici di cui citerò ampi stralci).
Per il “Molisano centrale” è previsto un importo per prestazioni professionali pari a € 4.726.000, mentre per il “Molisano destro” l’importo è pari a € 2.188.820.

“La commissione giudicatrice, prima dell’apertura delle buste
contenenti le offerte, fissa in via generale i criteri motivazionali cui si atterrà per attribuire a ciascun criterio e sub-criterio di valutazione il punteggio tra il minimo e il massimo prestabiliti dal bando. Nel caso di specie, invece, i bandi di gara dei due appalti individuano i criteri
di aggiudicazione articolando la ripartizione dei punteggi sulla base del valore tecnico (punti 25), valore ambientale (p. 20), riduzione prezzo (p. 35) e riduzione tempo di esecuzione (p. 20), con disposizione identica a quella contenuta nei relativi disciplinare di gara. La Commissione giudicatrice, prima dell’apertura dei plichi, ha stabilito poi con apposito verbale i sub-criteri per la valutazione delle proposte relative al valore tecnico e al valore ambientale, senza però
indicare i criteri motivazionali, che nel caso di specie assumono rilievo determinante per l’aggiudicazione degli appalti”. (dalla relazione dell’autorità di vigilanza)
La questione viene alla luce grazie alla nostra determinazione e scatena una serie di reazioni e difese d’ufficio. Nonostante le indubbie criticità i procede alla valutazione e alla votazione dei progetti
presentati per quegli appalti.
Dalla tabella della gara d’appalto si evincono i requisiti che
contribuiscono al punteggio: il tempo di realizzazione, il valore
tecnico e il valore ambientale del progetto, il ribasso d’asta. Assume particolare rilievo la tempistica per la realizzazione dell’infrastruttura.
A distanza di cinque anni i lavori sono fermi all’anno zero, e in più sono stati richiesti ed ottenuti altri 4 milioni di euro di finanziamento.
Gli appalti vengono aggiudicati da due distinte associazioni
temporanee di imprese e si legge testualmente nell’importante relazione dell’Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici: “aggiudicati nel mese di febbraio 2007 a due distinte associazioni temporanee di imprese, la cui composizione presenta una parziale identità soggettiva
delle imprese che ne fanno parte (la capogruppo Consorzio
Cooperative di Costruzioni CCC e la Costruzioni Falcione s.r.l. si ritrovano in ambedue le A.T.I.)”.
Per quanto riguarda la contraddittorietà riscontrabile nell’attività amministrativa posta in essere dall’Azienda nella gestione della gara relativa all’acquedotto molisano destro, questa emerge dal repentino cambio del criterio di aggiudicazione da massimo ribasso a offerta più
vantaggiosa disposto dall’Ente ad appena quattro giorni dalla
pubblicazione del bando e su stimolo del Presidente della Regione che è intervenuto con una direttiva del 24 novembre 2006 indirizzata all’Azienda Molise Acque evidenziando l’opportunità di adottare (per entrambe le gare) il metodo dell’offerta economicamente più
vantaggiosa. (autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, cit.)
Il presidente della Regione Molise, Michele Iorio, con una nota datata 24 novembre, “suggerisce” a Molise Acque di procedere con criteri diversi da quelli contenuti nel bando per l’aggiudicazione degli appalti. Ed emana una direttiva nella quale indica la nuova strada: l’esperimento della gara per l’appalto dei lavori dovrà avvenire con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa eventualmente
connessa con una procedura accelerata a mezzo bando.
Si legge ancora nella relazione dell’authority: “A parte il fatto che la sostituzione del criterio di aggiudicazione ben poteva essere effettuata per tempo in sede di predisposizione del bando di gara dal competente ufficio dell’Azienda Molise Acque, sembra poco coerente rinunciare, da una parte, al criterio del massimo ribasso introducendo quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa e, dall’altra, ridurre al minimo le professionalità che costituiscono la
Commissione giudicatrice, chiamata a valutare offerte connotate da una spiccata componente tecnica secondo parametri che richiedono una specifica competenza in materia.

La gestione delle procedure di gara sembra, altresì, caratterizzata da una rimarcata superficialità sia nella stesura dei provvedimenti adottati, in quanto privi di adeguata motivazione, sia nell’espletamento delle attività di competenza delle Commissioni di gara, stante il tempo estremamente ridotto dedicato all’esame e
valutazione della cospicua documentazione pervenuta in entrambe le gare”.
Anche la Corte dei Conti del Molise apre una inchiesta nel marzo del 2007 per capire se nell’espletamento e nell’aggiudicazione e delle gare d’appalto per la costruzione degli acquedotti molisano destro e molisano centrale sia stato fatto tutto nel rispetto delle normative e
senza provocare danni alle casse pubbliche. Immediatamente
l’esito dei due appalti viene impugnato dalle
associazioni temporanee di imprese che sono arrivate seconde.
Il Tar Molise sospende per un paio di mesi l’aggiudicazione per la sistemazione dell’acquedotto molisano destro accogliendo parzialmente il ricorso della “Costruzioni Cantieri Cemento Spa” ma è costretto dal tempismo degli eventi a respingere la richiesta di sospensiva presentata dall’associazione temporanea di imprese
“Baldassini Tognozzi Pontello”, arrivata seconda nell’aggiudicazione dell’appalto per la costruzione dell’acquedotto molisano centrale.
I giudici amministrativi non hanno potuto fare altro perché il contratto tra la Molise Acque e l’azienda che si era aggiudicata i lavori era stato
stipulato 2 giorni prima dell’udienza. La eventuale sospensiva non avrebbe avuto quindi effetti concreti perché – come prevede il Codice dei lavori pubblici – l’appalto non avrebbe potuto essere revocato.
Entrambi gli appalti vengono aggiudicati prima dei tempi previsti in modo da vanificare il risultato della Magistratura che di fatto non avrebbe potuto fermare i lavori.

Il Tar sanziona il comportamento della Molise Acque e il Consiglio di Stato conferma la sentenza. Quegli appalti non potevano essere valutati da una commissione non specializzata e quindi sono nulli. Ma
sono stati aggiudicati e quindi non si possono fermare. L’Ati che ha presentato ricorso avverso l’aggiudicazione dell’appalto è la
“Baldassini-Tognozzi-Pontello”.
Di fatto la Molise
Acque è condannata a pagare un risarcimento danni alla Btp di oltre 2 milioni di euro versato il 29 novembre 2010”.

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